Sebastiano Somma ha sempre anticipato i tempi. Un interprete che sceglie i progetti in base a quello che vuole comunicare agli altri. Lo ha fatto sin dagli inizi della propria carriera, quando magari sarebbe stato più facile accontentarsi e prendere quei treni che non ripassano. Somma, invece, ha preferito portare valore. Lo stesso principio che gli ha permesso di varcare i palchi dei teatri più prestigiosi d’Italia e girare il Paese in tournée di vario genere.
Ultimamente è pronto anche a tornare al cinema, talvolta con partecipazioni particolarmente riuscite e in altre occasioni proprio con ruoli da protagonista destinati a cambiare la scena televisiva e cinematografica. Come accaduto ai tempi de “Un caso di coscienza”. Prodotto che viene ricordato ancora oggi per quel che riguarda alcune tecniche di gestione dello spazio interpretativo e alcuni tipi di inquadratura.
Una florida carriera
Somma, attualmente, è una personalità dal calibro indiscutibile senza bisogno di dimostrare nulla: si è preso i suoi spazi, per qualche tempo è stato anche lontano dal piccolo e grande schermo, con l’obiettivo di tornare al centro della scena con nuovi stimoli e altrettante sfide.
Alcune di queste ha scelto di raccontarle in esclusiva a TvBlog prima di continuare a portare avanti la propria agenda fitta di impegni. Citando Pierangelo Bertoli, Sebastiano Somma mantiene uno sguardo dritto e attento nel futuro. Consapevole di ciò che è riuscito a realizzare, ma anche desideroso di gettare ulteriormente il cuore oltre l’ostacolo.
L’importanza del teatro
Lei è a teatro con Il vecchio e il mare, fino al 25 gennaio al Teatro Arcobaleno di Roma, quanto è stato difficile e costruttivo misurarsi con la regia e l’interpretazione di un grande classico come questo? Rendere contemporanei certi capolavori è ancora possibile?
“Sì, sono in scena fino a domenica, quando si rimane positivamente impressionati dall’adolescenza da un romanzo così bello e formativo come Il vecchio e il mare, non si può fare a meno di riproporlo. Ogni volta che ho la possibilità di farlo cerco di convincere i direttori dei teatri che ne vale la pena: non è tanto la difficoltà di costruire un percorso particolare tratto da un romanzo che poi va in scena, quanto invece a volte avere l’appoggio dei direttori dei teatri. I quali talvolta faticano a immaginare che una rilettura scenica possa coinvolgere e trasportare il pubblico. Spesso queste cose si fanno in posti un po’ più di nicchia, portare lo spettatore in platea per assistere a riletture del genere in ampi contesti teatrali può essere complicato. Siccome, però, io sono capa tosta e non mollo mai (ride ndr) li riesco in qualche modo a convincere e portare avanti questa entusiasmante avventura che rende giustizia a un grande drammaturgo. Mi piace creare delle suggestioni nuove anche alla regia con delle cose in cui credo. Mescolare parole e musica nelle rappresentazioni è un mio obiettivo”.

Una nuova ispirazione
In diverse interviste, l’ultima lo scorso 2 settembre 2025 al Messaggero, ha rivelato che tra i suoi conterranei stima molto Vincenzo Salemme: lui è riuscito a riportare il teatro in televisione, lei che i palcoscenici li vive quasi quotidianamente sarebbe disposto a portare qualche sua opera sul piccolo schermo? Ha ricevuto proposte in tal senso?
“Io ho fatto per anni rappresentazioni che ancora vanno in onda su RaiCultura e Rai5, mi sono distinto ne Il giorno della Civetta di Sciascia. È stato proposto più volte e verrà riproposto anche nell’anno in corso. Quindi sono stra-favorevole a questo tipo di situazioni che si sono fatte anche nel recente passato. Non lo ha fatto solo Salemme, ma anche Massimo Ranieri con qualche rilettura del grande Eduardo De Filippo. Poi, la televisione ha portato alla ribalta anche tanti film tratti da commedie teatrali molto importanti. Quando tv e teatro si mettono insieme è sempre molto positivo. Il teatro ha la grande responsabilità e il grande onore di raccontare la grande drammaturgia e la letteratura di un certo peso. Dal canto mio posso dire di continuare a proporre progetti a chi di dovere, ho in corso alcune trattative cercando anche di spingere proprio una rilettura ulteriore de Il vecchio e il mare. Non mollo, come dicevo prima”.
“Ho sofferto in passato, ma mi è servito”
Lei ha vissuto anche momenti in cui, televisivamente parlando, il telefono squillava meno: ha ribadito, sempre citando una sua recente intervista al Messaggero, di aver sofferto molto l’indifferenza professionale soprattutto in Rai. Come vede la situazione in Viale Mazzini adesso, c’è ancora quell’indifferenza di cui parlava?
“Questa cosa l’ho detta in un momento di appannamento personale. Me la rimangio tutta perchè, devo dire, che questo periodo di stacco mi è servito. Mi ha fatto bene. Ho sofferto in passato perchè per tanti anni ho fatto tante cose televisive e, a un certo punto sembrava quasi che professionalmente non esistessi più. Adesso, con il passare del tempo, mi rendo conto che per rinnovare e rigenerarsi bisogna anche stare un po’ lontani dalle cose. Si ha la possibilità di avere nuovi progetti proprio grazie alla capacità dell’attesa. Il messaggio di aspettare e saper aspettare trionfa proprio in Matilda: questa bambina, intrappolata nell’educazione miope di due genitori fortemente severi e chiusi, si isola e aspetta una rivalsa che arriva anche grazie alla maturità e alla conoscenza che acquisisce lungo il proprio percorso. Io, facendo questo spettacolo teatrale, ho capito che staccarmi per un periodo dal piccolo schermo è servito a farmi apprezzare ancora meglio certe cose”.
“Nessun problema con la Rai, mi ha dato tanto”
In questo spettacolo lei interpreta la Trinciabue, Preside tirannica, ma prima di tornare a parlare delle sue performance: con la Rai, quindi, è tutto a posto?
“Ho amato profondamente quel ruolo perchè ha messo ulteriormente alla prova le mie capacità artistiche. Tornando alla domanda, non c’è mai stato un problema con la Rai. Io ho detto certe cose perché all’epoca di quelle dichiarazioni avevo lavorato tanto in Rai (che mi ha dato molto e io ho dato molto a mia volta all’azienda) e mi chiedevo in quel periodo come mai attorno a me ci fosse stato un silenzio assordante in grado anche di spiazzarmi. Parlavo della Rai per il lavoro che ho fatto per tanti anni, ma il discorso era riferito a contesti generali che non riguardavano la singola azienda, ma persone di cui non ho mai fatto nomi. Oggi aspetto l’occasione giusta per un’ulteriore ribalta televisiva, ma sono grato di quello che ho fatto e posso continuare a fare in Rai. Ho voglia di mettermi a disposizione dopo un paio di partecipazioni molto interessanti che ho potuto fare. Mi vedrete in Roberta Valente, notaio in Sorrento per la regia di Vincenzo Pirozzi. Un progetto che mi ha colpito sin dalla prima stesura”.

